Come potremmo pensare / As We May Think

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Autore: Vannevar Bush

Data di pubblicazione: luglio 1945

Articolo originale: The Atlantic Monthly

 

Traduzione a cura del Gruppo Giada (2015)

 

Come direttore dell’Office of Scientific Research and Development, il Dr. Vannevar Bush coordinò le attività di circa seimila scienziati americani esperti nell’applicazione della scienza alla guerra. In questo significativo articolo egli propone un incentivo per gli scienziati nel momento in cui cessarono i combattimenti. Egli auspica che gli uomini di scienza si sarebbero dedicati successivamente all’enorme compito di rendere più accessibile il nostro stupefacente archivio di sapere. Per anni le invenzioni hanno esteso i poteri fisici dell’uomo piuttosto che i poteri della sua mente. Magli a leva che moltiplicano pugni, microscopi che potenziano la vista e motori di distruzione e di rilevamento sono i risultati nuovi, ma non quelli finali, della scienza moderna. Ora, dice il Dr. Bush, sono a portata di mano degli strumenti che, se sviluppati in maniera appropriata, daranno all’uomo accesso e controllo sul sapere ereditato dalle epoche passate. La perfezione di questi strumenti pacifici dovrebbe essere il primo obiettivo dei nostri scienziati una volta riemersi dal loro lavoro per la guerra. Come il famoso discorso di Emerson del 1837 su “The American Scholar”, questo articolo del Dr. Bush invita a una nuova relazione tra uomini pensanti e la somma del nostro sapere.

IL DIRETTORE.

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Questa non è stata una guerra di scienziati; è stata una guerra nella quella tutti hanno avuto una parte. Gli scienziati, mettendo da parte la loro vecchia competizione professionale per una causa comune, hanno condiviso e imparato moltissimo. È stato esilarante lavorare in un collettivo effettivo. Ora, per molti scienziati, ciò sembra avvicinarsi alla fine. Cosa faranno dopo?

 

Per i biologi, e in particolare per i ricercatori medici, può esserci poca indecisione in quanto la loro guerra non li ha quasi portati ad abbandonare i vecchi sentieri. Molti infatti hanno potuto proseguire le loro ricerche belliche nei propri familiari laboratori in tempo di pace. I loro obiettivi rimangono tutto sommato gli stessi.

 

Sono i fisici ad esser stati più violentemente deviati dal loro cammino, ad aver dovuto abbandonare la ricerca accademica per costruire strani aggeggi di distruzione, ad aver dovuto concepire nuovi metodi per i loro incarichi imprevisti. Essi hanno fatto la loro parte sui congegni che hanno reso possibile il retrocedere del nemico, hanno lavorato in sforzo comune con i fisici dei nostri alleati. Hanno provato dentro di loro l’ansia da prestazione. Hanno fatto parte di una grande squadra. Ora, con l’avvicinarsi della pace, ci si chiede dove troveranno obiettivi degni del loro meglio.

 

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Quale beneficio durevole ha apportato l’uso che l’uomo ha fatto della scienza e dei nuovi strumenti nati dalla sua ricerca? Innanzitutto questi hanno aumentato il suo controllo sul proprio ambiente materiale. Hanno migliorato il suo cibo, i suoi vestiti, il suo riparo; hanno aumentato la sua sicurezza e lo hanno parzialmente liberato dalla schiavitù di una esistenza vuota. Gli hanno dato una maggiore conoscenza dei propri processi biologici il che lo ha portato a una progressiva libertà dalle malattie e una maggiore durata della vita. Stanno chiarendo le interazioni tra le sue funzioni fisiologiche e psicologiche con la promessa di una migliore salute mentale.

 

La scienza ha fornito una più rapida comunicazione tra individui; ha fornito una registrazione delle idee e reso l’uomo capace di manipolare e trarre estratti da questa registrazione in modo che il sapere evolve e dura per l’intero arco di vita di una razza piuttosto che di un singolo individuo.

 

C’è una montagna crescente di ricerche. Ma c’è la prova sempre più significativa che ci stiamo arenando oggi con l’estendersi della specializzazione. Il ricercatore è sbalordito dalle scoperte  e dalle conclusioni di migliaia di altri studiosi – conclusioni che egli non trova il tempo di comprendere, meno ancora di ricordare, quando appaiono. Tuttavia la specializzazione diventa sempre più necessaria per il progresso e lo sforzo di creare un ponte tra discipline è, in proporzione, superficiale.

 

Nelle nostre attività professionali siamo ancora legati a metodi di rivelazione, trasmissione e recensione dei risultati di ricerca vecchi di generazioni e oramai totalmente inadeguati per i loro scopi. Se il tempo complessivo impiegato per scrivere e leggere i lavori accademici  potesse essere valutato, la proporzione tra queste quantità di tempo sarebbe a dir poco impressionante. Coloro che tentano coscienziosamente di tenersi al passo con il pensiero corrente, anche in ambiti ristretti, attraverso una attenta e continua lettura potrebbero ben rifuggire da un esame calcolato per mostrare quanto degli sforzi del mese precedente potrebbe essere reperibile. Il concetto di Mendel delle leggi della genetica rimase nascosto al mondo per una generazione perché la sua pubblicazione non raggiunse i pochi che erano capaci di comprenderlo ed estenderlo e questo tipo di catastrofi sta indubbiamente per essere ripetuto tutt’intorno a noi in quanto conquiste veramente significative si perdono nella massa dell’irrilevante.

 

La difficoltà sembra consistere non tanto nel fatto che pubblichiamo in modo eccessivo in vista dell’estensione e della varietà degli interessi odierni, ma piuttosto che la pubblicazione è stata estesa molto oltre l’abilità che oggi abbiamo di fare un uso autentico della registrazione. La somma dell’esperienza umana è stata estesa a un tasso prodigioso e gli strumenti che usiamo per farci strada attraverso il labirinto che ne consegue per giungere all’elemento importante al momento sono gli stessi che furono usati nei giorni delle navi a vele quadre.

 

Ci sono però dei segni di cambiamento in quanto nuovi e potenti strumenti entrano in funzione. Fotocellule capaci di vedere le cose in senso fisico, fotografia avanzata capace di registrare cosa viene visto o addirittura cosa non viene visto, valvole termoioniche capaci di controllare forze potenti manovrate da un potere inferiore a quello che usa una zanzara per sbattere le ali, tubi a raggi catodici che rendono visibile un evento così breve che a confronto un microsecondo è un tempo lungo, combinazioni relè che effettueranno sequenze di movimenti coinvolti in modo molto più affidabile rispetto a qualsiasi operatore umano e mille volte più rapido – ci sono moltissime aiuti meccanici con i quali si può effettuare una trasformazione nella registrazione di materiale scientifico.

 

Due secoli fa Leibnitz inventò una macchina di calcolo che include molte delle caratteristiche essenziali dei recenti congegni a tastiera, però allora non poté entrare in funzione. L’economia della situazione non era favorevole: il lavoro impiegato nella sua costruzione, prima dell’avvento della produzione di massa, era superiore al lavoro che sarebbe stato risparmiato dal suo utilizzo poiché tutto quello che poteva raggiungere poteva essere duplicato da un sufficiente uso di carta e penna. Oltretutto sarebbe stato soggetto a frequenti guasti così che non si sarebbe potuto farvi affidamento; perché in quell’epoca e per tanto tempo ancora, complessità e inaffidabilità erano sinonimi.

 

Babbage, persino con un supporto considerevolmente generoso per il suo tempo, non poté produrre la sua grandiosa macchina aritmetica. La sua idea era abbastanza solida, ma i costi per la costruzione e la manutenzione erano troppo alti per l’epoca. Se un faraone avesse ottenuto i disegni dettagliati ed espliciti di un’automobile e li avesse compresi completamente, avrebbe tassato le risorse del suo regno per fabbricare le migliaia di parti necessarie per una singola macchina e quella macchina si sarebbe rotta al primo viaggio a Giza.

 

Macchine con parti intercambiabili possono ora essere costruite con grande economia di sforzi. Nonostante l’elevata complessità, funzionano con affidabilità. Si osservino la modesta macchina da scrivere o la cinepresa o l’automobile. I contatti elettrici hanno smesso di bloccarsi quando sono stati pienamente compresi. Si noti lo scambio telefonico automatico che ha centinaia di migliaia di contatti simili ed è tuttavia affidabile. Una ragnatela di metallo sigillata in un sottile contenitore di vetro, un cavo riscaldato fino all’incandescenza, in breve, il tubo termoionico di apparecchi radio ne contiene centinaia di milioni, sballottati in pacchetti, collegati a prese elettriche – e funziona! Le sue parti sottilissime, la posizione precisa e l’allineamento coinvolti nella sua costruzione avrebbero occupato un mastro artigiano della corporazione per mesi; ora è costruito per trenta centesimi. Il mondo è arrivato a un’epoca di congegni economici e complessi di grande affidabilità; e qualcosa inevitabilmente ne deve uscir fuori.

 

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Una registrazione, per essere utile alla scienza, deve essere continuamente estesa, deve essere archiviata e soprattutto deve essere consultata. Oggi eseguiamo la registrazione convenzionalmente per mezzo della scrittura e della fotografia seguita dalla stampa; ma registriamo anche su pellicola, su dischi di cera e su cavi magnetici. Anche se non vi sono procedure di registrazione completamente nuove, quelle esistenti sono certamente coinvolte nel processo di modificazione ed estensione.

 

Certamente i progressi nel campo della fotografia non si fermeranno. Materiali e lenti più rapidi, un maggior numero di macchine fotografiche automatiche, composti sensibili con dettagli più elaborati per permettere un’estensione dell’idea di mini-camera sono tutti elementi imminenti. Cerchiamo allora di proiettare questa tendenza nel futuro fino a un logico, se non inevitabile, risultato. Il cameraman del futuro indosserà sulla sua fronte una dispositivo poco più grande di una noce. Esso scatterà fotografie di 3 millimetri quadrati che saranno successivamente proiettate o allargate, il che dopo tutto comporta solo un fattore di 10 oltre la pratica attuale. La lente è un dispositivo di messa a fuoco universale poiché capace di colmare qualsiasi distanza visibile a occhio nudo semplicemente per via della sua lunghezza focale ridotta. Nella noce ci sarà una fotocellula integrata, simile a quella di cui attualmente disponiamo in almeno una macchina fotografica, che aggiusterà automaticamente l’esposizione consentendo una vasta gamma di illuminazione. Nella noce ci sarà una pellicola sufficiente per cento scatti e la molla che ne attiva l’otturatore e consente lo spostamento della pellicola verrà avvolta una volta per tutte quando viene inserito il filmato. Il dispositivo produrrà risultati a colori. Potrebbe anche essere stereoscopico e registrare con due occhi di vetro distanziati, in quanto miglioramenti notevoli nella tecnica stereoscopica sono proprio dietro l’angolo.

 

AsWeMayThink

 

Il cavo che fa scattare l’otturatore potrebbe arrivare alla manica di un uomo a portata delle sue dita. Una rapida stretta e la foto viene scattata. Su un paio di occhiali normali potrebbe esserci un quadrato di linee sottili vicino alla parte superiore di una lente, fuori dal normale campo visivo. Quando appare un oggetto in questo quadrato, esso viene  allineato per scattare la fotografia. Quando lo scienziato del futuro si muoverà per il laboratorio o il campo, ogni volta che guarderà qualcosa che merita di essere registrata, farà scattare l’otturatore e il gioco è fatto, senza neanche un click udibile. Non sarebbe fantastico? L’unica cosa fantastica di tutto questo è l’idea di realizzare tante fotografie quante ne risulterebbero dal suo utilizzo.

 

Ci sarà la fotografia a secco? Essa esiste già in due forme. Quando Brady ha realizzato le sue fotografie della Guerra Civile, la lastra doveva essere umida al momento dell’esposizione. Ora invece deve essere umida in fase di sviluppo. In futuro forse non dovrà essere inumidita per niente. Per lungo tempo ci sono state pellicole impregnate di  coloranti diazoici che consentono di ottenere una fotografia senza il bisogno di svilupparla in modo che sia già presente non appena la fotocamera viene messa in funzione. Una esposizione al gas di ammoniaca distrugge il colorante non esposto e la fotografia può poi essere esposta alla luce ed esaminata. Il processo è lento ora, ma qualcuno potrebbe accelerarlo senza incappare in quelle difficoltà che oggi tengono occupati gli studiosi di fotografia. Spesso potrebbe risultare vantaggioso riuscire a scattare una fotografia e poterla guardare immediatamente.

 

L’altro processo ora in uso è anch’esso lento e piuttosto goffo. Per cinquanta anni sono state utilizzate carte impregnate che si scuriscono in tutti i punti dove vengono toccate da un contatto elettrico a causa di reazioni chimiche così prodotte dal composto di iodio di cui sono composte le carte. Tali carte sono state usate per ottenere delle registrazioni in quanto un indicatore che si muove tra esse può lasciare dietro di sé una traccia. Variando il potenziale elettrico dell’indicatore mentre questo si muove, la linea diventa chiara o scura conformemente al  potenziale.

 

Questo schema viene ora usato nella trasmissione via fax. L’indicatore disegna una serie di linee ravvicinate sulla carta una dopo l’altra. Quando si muove, il suo potenziale viene variato in conformità con una corrente variabile ricevuta attraverso dei cavi da una stazione lontana dove queste variazioni vengono prodotte da una fotocellula che scansiona in modo simile una fotografia. A ogni istante la tonalità scura della linea che viene disegnata è resa uguale alla tonalità scura del punto sulla fotografia osservata dalla fotocellula. Perciò, quando l’intera fotografia è stata scansionata, ne appare una replica dal lato del ricevente.

 

Una scena stessa può essere altrettanto ben osservata linea per linea dalla fotocellula allo stesso modo di una fotografia di scena. Questo intero apparato costituisce una fotocamera, con la caratteristica aggiunta che questa può fare a meno, se lo si desidera, di scattare fotografie a distanza. Tale procedimento è lento e la fotografia di scarsa qualità. Tuttavia esso offre un altro processo di fotografia a secco nel quale la foto risulta conclusa non appena scattata.

 

Ci vuole molto coraggio a sostenere che un tale procedimento rimarrà sempre goffo, lento e difettoso nei dettagli. L’attrezzatura televisiva oggi trasmette sedici – ragionevolmente buone – immagini al secondo con solo due sostanziali differenze rispetto al processo descritto sopra. In un caso la registrazione è generata da un fascio di elettroni in movimento piuttosto che da un indicatore in movimento per la ragione che un fascio di elettroni può diffondersi veramente molto rapidamente sull’immagine.

 

L’altra differenza richiede il mero utilizzo di uno schermo che si illumina momentaneamente ai colpi degli elettroni piuttosto che una carta trattata chimicamente o una pellicola permanentemente alterata. Questa velocità è necessaria in televisione dove gli elementi sono immagini in movimento piuttosto che fisse.

 

Usare pellicole trattate chimicamente al posto di schermi illuminati permette all’impianto di trasmettere una sola immagine piuttosto che una sequenza e ne risulterà una veloce fotocamera per fotografie a secco. La pellicola trattata deve essere molto più veloce nell’azione che gli esempi attuali, ma probabilmente lo sarà. Più seria è l’obiezione che questo schema implicherebbe l’inserimento della pellicola all’interno di una camera a vuoto, perché i fasci di elettroni si comportano normalmente solo in un simile ambiente rarefatto. Questa difficoltà potrebbe essere evitata facendo agire il fascio di elettroni su un lato di una partizione e premendo la pellicola contro l’altro lato, se questa partizione permettesse agli elettroni di passare perpendicolarmente alla sua superficie e prevenisse il loro diffondersi ai lati. Partizioni simili, in forma grezza, potrebbero sicuramente essere costruite e difficilmente reggeranno lo sviluppo generale.

 

Come la fotografia a secco, la microfotografia ha ancora una lunga strada da fare. Lo schema base di ridurre la dimensione della registrazione e analizzarla con una proiezione piuttosto che direttamente, ha possibilità troppo grandi per essere ignorato. La combinazione di proiezione ottica e riduzione fotografica sta già producendo alcuni risultati nei microfilm per scopi accademici e le potenzialità sono molto suggestive. Oggi, con i microfilm, è possibile applicare riduzioni con un fattore lineare di 20 e ottenere comunque risultati pienamente definiti quando il materiale viene nuovamente ingrandito per l’analisi. I limiti sono dati dalla granulosità della pellicola, dalla perfezione del sistema ottico e dall’efficacia della fonte di luce applicata. Tutti questi fattori si stanno sviluppando rapidamente.

 

Supponiamo l’uso in futuro di un rapporto lineare di 100. Consideriamo una pellicola dello stesso spessore della carta, anche se sarà certamente disponibile una pellicola più sottile. Anche rispettando queste condizioni, ci sarebbe un fattore totale di 10.000 tra la dimensione della registrazione ordinaria sui libri e la sua riproduzione su microfilm. L’Enciclopedia Britannica potrebbe essere ridotta alla grandezza di una scatola di fiammiferi. Una libreria di un milione di volumi potrebbe essere compressa in un angolo di una scrivania. Se il genere umano ha prodotto, sin dall’invenzione dei caratteri mobili, una registrazione totale sotto forma di riviste, giornali, libri, trattati, trafiletti pubblicitari e corrispondenza, di un volume corrispondente a un miliardo di libri, l’intero affare, assemblato e compresso, potrebbe essere caricato su un furgone per traslochi. La mera compressione, ovviamente, non basta; bisogna non solo realizzare e immagazzinare una registrazione, ma anche essere in grado di consultarla e questo aspetto della questione viene in un secondo momento. Persino la grande e moderna biblioteca generalmente non è consultata, ma solo spiluccata da alcuni.

 

La compressione è importante, comunque, quando si tratta di costi. Il materiale per il microfilm della Britannica costerebbe cinque centesimi e potrebbe essere spedito ovunque per un centesimo. Quanto costerebbe stampare un milione di copie? Stampare una pagina di un giornale, in una grande edizione, costa una piccola frazione di un centesimo. Il materiale completo della Britannica nel formato ridotto del microfilm starebbe su un foglio di 8,5 x 11 pollici [22 x 28 cm, N.d.T.]. Una volta disponibile, con i metodi di riproduzione fotografica del futuro, si potrebbe probabilmente produrre una grande quantità di duplicati a un centesimo al pezzo escluso il costo dei materiali. La preparazione della copia originale? Questa introduce il prossimo aspetto dell’argomento.

 

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Per effettuare una registrazione oggi utilizziamo una matita o battiamo a macchina. Dopo di che viene il processo di assimilazione e correzione, seguito da un intricato processo di composizione, stampa e distribuzione. Considerando la prima fase della procedura, l’autore del futuro cesserà di scrivere a mano o a macchina e parlerà direttamente nel registratore? Adesso lo fa in maniera indiretta, parlando con uno stenografo o in un cilindro di cera; ma ci sono tutti gli elementi per produrre direttamente, se lo desidera, una registrazione scritta del suo discorso. Tutto quello che deve fare è sfruttare i meccanismi esistenti e modificare il suo linguaggio.

 

In una recente fiera mondiale è stata presentata una macchina chiamata Voder. Una ragazza batteva i tasti della macchina e questa emetteva parole riconoscibili. Nessuna corda vocale umana rientrava nella procedura in nessun momento; i tasti combinavano semplicemente alcune vibrazioni prodotte elettricamente e le passavano a un altoparlante. Nei Laboratori Bell c’è l’opposto di questa macchina, chiamata Vocoder.
L’altoparlante è rimpiazzato da un microfono che raccoglie il suono. Parlando al microfono si muovono i corrispettivi tasti. Questo potrebbe essere un elemento del sistema che stiamo ipotizzando.

 

L’altro elemento si trova nella stenotipia, quel congegno un po’ sconcertante che si incontra di solito nei convegni pubblici. Una ragazza preme languidamente i tasti e osserva la stanza e a volte l’oratore con uno sguardo inquietante. Da ciò emerge una striscia scritta che registra, in una lingua foneticamente semplificata, una testimonianza di ciò che si suppone abbia detto l’oratore. Successivamente questa striscia viene riscritta in lingua normale in quanto nella sua forma originale è comprensibile solamente per gli addetti ai lavori. Combinate questi due elementi, lasciate gestire la macchina per la stenotipia dal Vocoder e il risultato sarà una macchina che scrive quando le parlate.

 

Le nostre lingue attuali non sono particolarmente adatte a questo tipo di meccanizzazione, è vero. È strano che gli inventori di lingue universali non abbiano colto al volo l’idea di produrre una lingua che meglio si adatti alla tecnica di trasmissione e registrazione di discorsi. La meccanizzazione potrebbe forzare la situazione, specialmente nel campo scientifico; dopo di che il gergo scientifico potrebbe diventare ancor meno comprensibile per il profano.

 

Si può ora immaginare un futuro ricercatore nel suo laboratorio. Le sue mani sono libere e non è vincolato. Mentre si muove e osserva, può fotografare e commentare. Il tempo viene registrato automaticamente per collegare le due registrazioni insieme. Se entra nel campo, potrebbe essere collegato da una radio al suo registratore. Quando, alla sera, egli riflette sui suoi appunti, potrebbe nuovamente enunciare i suoi commenti nel registratore. La sua registrazione scritta, così come le sue fotografie, potrebbero essere entrambe miniaturizzate così che egli possa proiettarle per esaminarle.

 

Molto deve accadere, tuttavia, tra la collezione dei dati e le osservazioni, l’estrazione di materiale parallelo dalla registrazione esistente e l’inserimento finale di materiale nuovo nel corpo generale della registrazione comune. Per il pensiero maturo non esiste un sostituto meccanico. Ma il pensiero creativo e quello essenzialmente ripetitivo sono cose ben diverse. Per quest’ultimo ci sono, e potrebbero esserci, potenti supporti meccanici.

 

Aggiungere una colonna di dati è un processo di pensiero ripetitivo e già molto tempo fa è stato giustamente relegato alla macchina. È vero, la macchina a volte è controllata da una tastiera e un pensiero di un certo tipo entra nella lettura dei dati e batte i tasti corrispondenti, ma anche questo è evitabile. Sono state realizzate delle macchine che leggeranno i dati scritti mediante fotocellule e poi premeranno i tasti corrispondenti; tali macchine sono combinazioni di fotocellule per scansionare la scrittura, circuiti elettrici per ordinare le variazioni conseguenti e circuiti relè per interpretare il risultato nell’azione dei solenoidi al fine di premere i tasti.

 

Tutte queste complicazioni sono necessarie per via del modo maldestro in cui abbiamo imparato a scrivere i dati. Se noi li registrassimo in maniera posizionale, semplicemente tramite la configurazione di una serie di punti su una scheda, il meccanismo di lettura automatica diventerebbe relativamente semplice. Infatti se i punti sono buchi, abbiamo la macchina a schede perforate creata tanto tempo fa da Hollorith per scopi di censimento e ora usata ovunque nel mondo degli affari. Alcuni tipi di imprese complesse difficilmente potrebbero operare senza queste macchine.

 

L’addizione è solo una delle operazioni. Compiere un calcolo aritmetico implica anche la sottrazione, la moltiplicazione e la divisione e inoltre un metodo per memorizzare temporaneamente i risultati, rimuoverli dalla memoria per ulteriori manipolazioni e registrare il risultato finale mediante la stampa. Attualmente le macchine per questi scopi sono di due tipi: macchine con tastiera per contabilità e simili, controllate manualmente per l’inserimento di dati e automaticamente, di solito, per quanto riguarda la sequenza delle operazioni; e macchine a schede perforate nelle quali operazioni separate sono solitamente delegate a una serie di macchine e le schede trasferite fisicamente da una macchina all’altra. Entrambe le forme sono molto utili, ma per quanto riguarda i calcoli complessi, entrambe sono ancora in fase embrionale.

 

Un conteggio elettrico rapido è apparso subito dopo che i fisici trovarono auspicabile contare i raggi cosmici. Per i loro scopi, essi costruirono immediatamente una attrezzatura di tubi termoionici capace di contare impulsi elettrici al ritmo di 100.000 al secondo. Le macchine aritmetiche avanzate del futuro saranno elettriche e 100 volte più veloci di adesso, o anche di più.

 

Inoltre saranno di gran lunga più versatili delle macchine commerciali odierne tanto che potrebbero essere adattate senza difficoltà a un’ampia varietà di operazioni. Saranno controllate da una scheda o da una pellicola, selezioneranno i propri dati e li manipoleranno in conformità con le istruzioni inserite, compieranno calcoli aritmetici complessi a velocità estremamente elevate e registreranno i risultati in un formato tale che saranno facilmente disponibili per la distribuzione o per ulteriori manipolazioni. Macchine di questo genere avranno un enorme appetito. Una di queste prenderà istruzioni e dati da un’intera stanza piena di ragazze armate di semplici perforatrici di schede e consegnerà fogli con i risultati ogni paio di minuti. Ci saranno sempre tantissime cose da calcolare negli affari dettagliati di milioni di persone che fanno cose complicate.

 

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I processi ripetitivi del pensiero non sono tuttavia confinati a questioni di aritmetica e statistica. Infatti, ogni volta che si combinano e registrano dei fatti in concordanza con processi logici stabiliti, l’aspetto creativo del pensare è rivolto esclusivamente alla selezione dei dati e dei processi da impiegare e la manipolazione seguente è ripetitiva per natura e quindi adatta a essere relegata alla macchina. Non molto è stato fatto lungo queste linee, oltre i confini dell’aritmetica, di quanto potrebbe essere fatto, principalmente per l’economia della situazione. Le esigenze delle imprese e del mercato esteso ovviamente in attesa hanno assicurato l’avvento di macchine aritmetiche prodotte in massa non appena i metodi di produzione sono stati sufficientemente avanzati.

 

Con le macchine per l’analisi avanzata non esistevano tali situazioni, perché non c’era e tuttora non c’è un mercato esteso; gli utenti di metodi avanzati di manipolazione di dati sono una parte molto piccola della popolazione. Ci sono, tuttavia, macchine per risolvere equazioni differenziali – ed equazioni funzionali e integrali, peraltro. Esistono molte macchine speciali come il sintetizzatore armonico che predice le maree. Ce ne saranno molte di più e appariranno certamente prima nelle mani degli scienziati e in numero ridotto.

 

Se il ragionamento scientifico fosse limitato ai processi logici dell’aritmetica non potremmo andare molto lontano nel nostro apprendimento del mondo fisico. Si potrebbe anche provare a capire il gioco del poker completamente con l’uso della matematica della probabilità. L’abaco, con le sue perle infilate nei fili paralleli, condusse gli arabi alla numerazione posizionale e al concetto di zero molti secoli prime del resto del mondo e fu uno strumento utile – così utile che esiste ancora.

 

C’è una bella differenza tra l’abaco e la moderna macchina contabile a tastiera. La stessa  differenza la si avrà con la macchina aritmetica del futuro. Ma persino questa nuova macchina non porterà lo scienziato dove vuole arrivare. Un certo sollievo deve essere assicurato dalla manipolazione laboriosa e dettagliata della matematica avanzata, se i suoi utenti libereranno i loro cervelli per qualcosa di più rispetto a trasformazioni ripetitive e dettagliate in concordanza con regole stabilite. Un matematico non è qualcuno che può manipolare cifre senza difficoltà; spesso non può. Non è neanche qualcuno che può effettuare prontamente trasformazioni di equazioni con l’uso del calcolo. Egli è principalmente un individuo abile nell’utilizzo della logica simbolica ad alto livello e soprattutto un uomo dal giudizio intuitivo nella scelta dei processi manipolativi da applicare.

 

Tutto il resto dovrebbe essere capace di delegarlo al suo meccanismo con la stessa fiducia con cui delega il movimento della sua automobile all’intricato meccanismo sotto il cofano. Solo allora la matematica sarà concretamente in grado di condurre il crescente sapere della atomistica verso l’utile soluzione dei problemi avanzati della chimica, della metallurgia e della biologia. Per questo motivo  abbiamo ancora molte macchine che si occupano di matematica avanzata per gli scienziati. Alcune saranno sufficientemente bizzarre da soddisfare il più fastidioso esperto degli odierni artefatti della civiltà.

 

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Lo scienziato, comunque, non è l’unica persona che manipola dati ed esamina il mondo attorno a sé attraverso l’utilizzo di processi logici, anche se a volte preserva questa apparenza includendo nelle sue schiere chiunque diventi logico allo stesso modo in cui un leader del partito laburista britannico viene elevato al grado di cavaliere. Ogni volta che vengono impiegati  i processi logici del pensiero – cioè quando il pensiero per un determinato tempo corre lungo un percorso stabilito e accettatovi è un’opportunità per la macchina. La logica formale è stata a lungo uno strumento astuto nelle mani del maestro nel suo testare le anime dei suoi studenti. Si potrà facilmente costruire una macchina che manipoli i presupposti in accordo con la logica formale semplicemente con l’uso sapiente dei circuiti relè. Si inseriscano una serie di presupposti in un dispositivo del genere e si giri la manovella: la macchina distribuirà senza difficoltà conclusioni su conclusioni, il tutto in concordanza con le leggi della logica e senza più errori di quanto ci si potrebbe aspettare da una macchina di calcolo a tastiera.

 

La logica può diventare enormemente difficile e sarebbe indubbiamente bene adoperarla con maggiore sicurezza. Le macchine per l’analisi avanzata sono solitamente state impiegate per la risoluzione di equazioni. Stanno iniziando ad apparire delle idee per trasformatori di equazioni che riordineranno il rapporto espresso da un’equazione in concordanza con una logica rigorosa e piuttosto avanzata. Il progresso è inibito dal modo estremamente rozzo in cui i matematici esprimono i loro rapporti. Essi applicano un simbolismo che è cresciuto come Topsy [elefante indiano ucciso il 4 gennaio 1903 nel luna park di Coney Island, N.d.T.] e ha poca coerenza; un strano fatto in questo campo tanto logico.

 

Un nuovo simbolismo, probabilmente posizionale, deve evidentemente precedere la riduzione delle trasformazioni matematiche per i processi della macchina. Poi, al di là della stretta logica del matematico, si trova l’applicazione della logica nelle cose di tutti i giorni. Un giorno potremmo attivare degli argomenti in una macchina con la stessa sicurezza con cui ora inseriamo le vendite in un registratore di cassa. Ma la macchina logica non assomiglierà a un registratore di cassa, nemmeno al modello  più slanciato.

 

Questo per quanto riguarda la manipolazione di idee e la loro registrazione. Finora ci sembra di stare peggio di prima, perché possiamo estendere enormemente la registrazione; tuttavia, nonostante la sua attuale mole, difficilmente possiamo consultarla. Questa è una questione molto più grande della mera estrazione di dati per lo scopo della ricerca scientifica; essa coinvolge l’intero processo con il quale l’uomo approfitta della sua eredità del sapere acquisito. L’azione principale di utilizzo è la selezione e qui siamo veramente zoppicanti. Ci possono essere milioni di pensieri raffinati e il resoconto dell’esperienza su cui  essi si basano può essere tutto racchiuso all’interno di mura  di pietra in una forma architettonica accettabile; ma se lo studioso può raggiungerne solo uno a  settimana, mediante una ricerca diligente, le sue sintesi probabilmente non staranno al passo con  la scena corrente.

 

La selezione, in questo senso lato, è un’ascia di pietra nelle mani di un ebanista. Tuttavia, in un senso stretto e in altre aree, qualcosa è già stato fatto sulla selezione meccanica. L’addetto all’ufficio del personale di una fabbrica lascia cadere una catasta di alcune migliaia di schede degli impiegati in una macchina selezionatrice, imposta un codice in concordanza con una convenzione stabilita e produce in poco tempo una lista di tutti gli impiegati che vivono a Trenton e conoscono lo spagnolo. Persino siffatti dispositivi sono troppo lenti quando si tratta, per esempio, di fare combaciare una serie di impronte digitali con una dei cinque milioni in archivio. Dispositivi di selezione di questo tipo saranno presto velocizzati rispetto all’attuale tempo di revisione dei dati che si aggira ad alcune centinaia al minuto. Per mezzo di fotocellule e microfilm ispezioneranno elementi a un ritmo di un migliaio al secondo e stamperanno duplicati degli elementi selezionati.

 

Questo processo riguarda tuttavia la semplice selezione: esso procede analizzando singolarmente  ciascun elemento di un’ampia serie di articoli e selezionando quelli che hanno certe specifiche caratteristiche. Vi è un’altra forma di selezione ben illustrata dai centralini telefonici automatici. Si compone un numero e la macchina seleziona e connette solamente una di un milione di possibili stazioni. Non le ispeziona tutte. Presta attenzione solo a una classe data dalla prima cifra, poi solo a una sottoclasse data dalla seconda cifra e così via; procedendo pertanto rapidamente e quasi infallibilmente verso la stazione selezionata. Occorrono alcuni secondi per effettuare la selezione, sebbene il processo potrebbe essere accelerato se una velocità maggiore fosse economicamente garantita. Se necessario, esso potrebbe essere reso estremamente veloce sostituendo lo smistamento a tubi termoionici con uno meccanico in modo che l’intera selezione potrebbe essere realizzata in un centesimo di secondo. Nessuno vorrebbe spendere i soldi necessari a questo cambiamento nel sistema telefonico, ma l’idea generale è applicabile altrove.

 

Si prenda il problema prosaico del grande magazzino. Ogni volta che viene fatta una spesa di vendita ci sono molte cose da fare. L’inventario deve essere rivisto, il commesso deve essere accreditato per la vendita, la contabilità generale necessita un’entrata e, cosa più importante, la spesa deve essere addebitata al cliente . È stato sviluppato un dispositivo di contabilità generale in cui molte di queste operazioni vengono svolte in modo opportuno. Il commesso pone su un supporto la scheda di identificazione del cliente, la sua propria scheda e la scheda presa dall’articolo venduto – tutte schede perforate. Quando spinge una leva, si innescano dei contatti attraverso i fori e il macchinario esegue,  in un punto centrale,  i calcoli e le voci necessarie e la ricevuta corretta viene stampata in modo che il commesso possa consegnarla al cliente.

 

Ma ci potrebbero essere diecimila clienti da addebitare che fanno affari con il negozio e prima che l’intera operazione possa essere completata, qualcuno dovrebbe selezionare la scheda giusta e inserirla nell’ufficio centrale. Ora una selezione rapida può far scorrere proprio la scheda giusta in posizione in un istante o due e poi restituirla. Tuttavia sorge un’altra difficoltà. Qualcuno deve leggere il totale sulla scheda, così che la macchina possa sommarvi gli articoli calcolati. Plausibilmente le schede potrebbero essere di quel tipo di fotografia a secco che ho descritto. I totali esistenti potrebbero così essere letti da fotocellule e il nuovo totale inserito da un fascio di elettroni.

 

Le schede potrebbero essere miniaturizzate in modo che occupino poco spazio. Esse devono muoversi rapidamente. Non necessitano di essere trasferite lontano, ma solamente in una posizione tale che fotocellula e registratore possano operare su di esse. Punti posizionali potrebber0 inserire i dati. Alla fine del mese la macchina potrà facilmente leggere tali dati e stamparli su una comune fattura. Con una selezione tubolare, in cui nessuna parte meccanica viene coinvolta nella commutazione, occorre poco tempo per rendere utilizzabile la scheda corretta – un secondo dovrebbe essere sufficiente per l’intera operazione. L’intera registrazione sulla scheda potrebbe essere eseguita, se si vuole, da punti magnetici su un foglio d’acciaio  al posto di punti che devono essere osservati visivamente, secondo lo schema con il quale Poulsen tempo fa registrò discorsi su un cavo magnetico. Questo metodo ha il vantaggio della semplicità e della facilità della cancellazione. Con l’utilizzo della fotografia, tuttavia, si può provvedere alla proiezione della registrazione in forma ingrandita e a distanza usando il procedimento comunemente utilizzato dalle apparecchiature  televisive.

 

Per la selezione rapida si può considerare questa forma, mentre la proiezione a distanza può essere presa in considerazione per altri scopi. Essere capaci di immettere un foglio su un milione prima di un operatore in un secondo o due, con la possibilità di aggiungervi successivamente degli appunti, è suggestivo da più punti di vista. Potrebbe essere anche utile nelle biblioteche, ma questa è un’altra storia. A ogni modo, ci sono ora alcune interessanti combinazioni possibili. Si potrebbe, per esempio, parlare in un microfono, nella maniera descritta in relazione alla macchina da scrivere controllata a voce , e quindi realizzare la selezione. Ciò batterebbe sicuramente il comune archivista.

 

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Il vero nocciolo  della questione della selezione, comunque, va più in profondità di un ritardo nell’adozione dei meccanismi da parte delle biblioteche o una mancanza di sviluppo dei dispositivi per il loro utilizzo. La nostra inadeguatezza nell’ottenere una registrazione è fondamentalmente causata dall’artificiosità dei sistemi di indicizzazione. Quando dati di qualsiasi tipo vengono archiviati, vengono classificati alfabeticamente o numericamente e l’informazione viene trovata (quando viene trovata) tracciandola da sottoclasse a sottoclasse. Essa può trovarsi solo in un unico posto, a meno che non esistano duplicati; bisognerebbe avere delle regole che specifichino il percorso per localizzarla, ma le regole sono ingombranti. Una volta trovato un elemento, oltre tutto, bisogna riemergere dal sistema e rientrare su un nuovo percorso.

 

La mente umana non funziona in questo modo. Essa opera per associazioni. Quando afferra un elemento, istantaneamente scatta al prossimo suggerito dall’associazione dei pensieri in concordanza con alcune intricate reti di percorsi  trasmesse dalle cellule del cervello.  Naturalmente vi sono anche altre caratteristiche:  i percorsi che non vengono seguiti frequentemente tendono a svanire, gli elementi non sono completamente fissi, la memoria è transitoria. Tuttavia la velocità dell’azione, l’intrico dei percorsi, il dettaglio del disegno mentale è maestoso oltre qualsiasi altra cosa in natura.

 

L’uomo non può sperare completamente di duplicare questo processo mentale artificialmente, però dovrebbe certamente essere capace di imparare da esso. In misura minore  potrebbe anche migliorarlo in quanto le sue registrazioni hanno una  relativa permanenza. La prima idea, comunque, da trarre dall’analogia concerne la selezione. La selezione per associazione, piuttosto che per indicizzazione, può ancora essere meccanizzata. Non si può quindi sperare di eguagliare la velocità e la flessibilità con la quale la mente segue un percorso associativo, ma dovrebbe essere possibile battere decisamente la mente in relazione alla permanenza e alla chiarezza degli oggetti riesumati dall’archivio.

 

Si pensi a un futuro dispositivo per un utilizzo individuale, una sorta di schedario e biblioteca privati e meccanizzati. Ha bisogno di un nome e, coniandone uno a caso, “memex” potrebbe andare bene. Un memex è un dispositivo nel quale un individuo archivia tutti i suoi libri, le registrazioni e le comunicazioni e che è meccanizzato in modo da poter essere consultato a un livello elevato di velocità e flessibilità. Si tratterebbe dunque di un supplemento intimo ed allargato della memoria dell’individuo.

 

Esso consiste in  una scrivania e, sebbene può presumibilmente essere gestito a distanza, è principalmente  questo il mobile sul quale lavora. Sulla parte superiore vi sono degli schermi traslucidi  inclinati sui quali  si può proiettare del materiale per una lettura comoda. Vi sono una tastiera e una serie di pulsanti e di leve. A parte ciò assomiglia a una normale scrivania.

 

In una estremità c’è il materiale archiviato. La questione della quantità è ben gestita da microfilm potenziati. Solo una piccola parte dell’interno del memex è dedicato alla archiviazione, il resto ai meccanismi. Anche se l’utente inserisse 500 pagine di materiale al giorno, impiegherebbe centinaia di anni per riempire l’archivio, di conseguenza potrà essere sregolato e inserire il materiale in tutta libertà.

 

Gran parte dei contenuti del memex sono acquistati da microfilm pronti per l’inserimento. Libri di tutti i generi, immagini, periodici correnti, quotidiani sono così ottenuti e riposti. La corrispondenza d’ufficio segue lo stesso percorso. E vi sono disposizioni per l’immissione diretta. Al di sopra del memex vi è una piano trasparente. Su di esso sono poste note scritte a mano, fotografie, relazioni, ogni genere di cose. Quando si è in posizione. la pressione di una leva ne attiva la fotografia sullo spazio vuoto successivo in una sezione della pellicola del memex, applicando i processi della fotografia a secco.

 

È prevista, naturalmente, la consultazione della registrazione per mezzo del solito schema di indicizzazione. Se l’utente desidera consultare un certo libro, ne batte il codice sulla tastiera e il frontespizio del libro gli appara immediatamente davanti, proiettato su una delle sue postazioni di visualizzazione. I codici usati frequentemente sono memorizzati così che raramente ci sarà bisogno di consultarli; quando accade, il singolo tocco di un tasto lo proietterà per l’uso. Inoltre l’utente ha a disposizione delle leve supplementari. Spostando una di queste leve verso destra, può scorrere il libro che ha di fronte a sé determinando la proiezione di una pagina dopo l’altra a una velocità che permette giusto un’occhiata di ciascuna. Spostando ulteriormente la leva verso destra, l’utente può scorrere il libro dieci pagine alla volta; spostandola ancora una volta a destra, cento pagine alla volta. Lo spostamento a sinistra gli dà lo stesso controllo all’inverso.

 

Un pulsante speciale lo porta immediatamente alla prima pagina dell’indice. Qualsiasi libro della sua biblioteca può quindi essere richiamato e consultato con maggiore facilità rispetto a quando lo si prende da uno scaffale. Dato che ha diverse postazioni di visualizzazione a disposizione, l’utente può lasciare un determinato elemento in posizione mentre ne richiama un altro. Egli può aggiungere note ai margini e commenti, approfittando di un possibile tipo di fotografia a secco e si potrebbe addirittura operare in modo che egli possa fare ciò, come se avesse un pagina fisica davanti a sé, con un sistema di stilo simile a quello che viene attualmente impiegato nel teleautografo che si trova nelle sale d’attesa ferroviarie.

 

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Tutto ciò è convenzionale, a eccezione della proiezione in avanti dei meccanismi e dei congegni odierni. Ciò che tuttavia richiede un passo immediato è una indicizzazione associativa, la cui idea di base è una disposizione per cui qualsiasi elemento può essere attivato a piacere selezionandone immediatamente e automaticamente un altro. Questa è la caratteristica essenziale del memex. Il processo di collegare due elementi insieme è la cosa importante.

 

Quando l’utente sta creando un percorso, lo nomina, inserisce il nome nel libro dei codici e lo batte sulla sua tastiera. Davanti a lui ci sono  i due elementi da unire, proiettati su  postazioni di visualizzazione adiacenti. In fondo a ognuno ci sono una serie di spazi vuoti e viene impostato un puntatore per indicare uno di questi su ogni elemento. L’utente preme un singolo tasto e gli elementi vengono uniti definitivamente. In ogni spazio appare una parola. Fuori dalla vista, ma ancora nello spazio, viene inserita una serie di punti per la visione delle fotocellule; su ogni elemento questi punti designano, in base alla loro posizione, il numero dell’indice dell’altro elemento.

 

Da quel momento in poi, in qualsiasi momento, quando uno di questi elementi viene visualizzato, l’altro può essere richiamato istantaneamente semplicemente battendo un pulsante al di sotto del corrispondente spazio. Inoltre, quando numerosi elementi sono stati uniti così da formare un percorso , essi possono essere revisionati a turno, rapidamente o lentamente, spostando una leva come quella usata per sfogliare le pagine di un libro. È  esattamente come se gli oggetti fisici fossero stati collezionati da fonti molto  distanti e legati insieme per formare un nuovo libro. Anzi è molto più di questo in quanto ogni oggetto può essere unito in numerosi percorsi.

 

Poniamo il caso che il proprietario del memex sia interessato all’origine e alle proprietà dell’arco e  delle frecce. Più precisamente egli sta studiando la ragione per cui l’arco corto turco fu apparentemente migliore dell’arco lungo inglese negli scontri brevi delle Crociate. Egli ha dozzine di libri e articoli probabilmente pertinenti nel suo memex. Prima sfoglia un’enciclopedia, trova un articolo interessante ma abbozzato e lo lascia proiettato. Poi, in una storia, trova un altro articolo pertinente e collega i due insieme. Procede così, creando un percorso di molti elementi. Occasionalmente inserisce un commento proprio,  collegandolo al percorso principale o a un particolare articolo attraverso un percorso laterale . Quando diventa evidente che le proprietà elastiche dei materiali a disposizione avevano molto a che fare con l’arco,  egli si sposta su un altro percorso laterale che lo porta a testi sull’elasticità e a tabelle di costanti fisiche. Egli inserisce una pagina di analisi scritta a mano da lui stesso. Quindi crea un percorso di suo interesse attraverso il labirinto dei materiali a sua disposizione.

 

E  i suoi percorsi non spariscono. Diversi anni più tardi, una sua conversazione con un amico si incentra sui modi bizzarri con i quali le persone resistono alle innovazioni, anche se di vitale interesse. Egli ha un esempio rappresentato dal fatto che gli europei oltraggiati continuarono tuttavia a non adottare l’arco turco. Infatti egli possiede una traccia di questo. Un tocco porta alla luce il libro dei codici. Premendo alcuni tasti egli proietta l’inizio del percorso. Una leva lo scorre a piacere fermandosi sugli articoli interessanti o intraprendendo escursioni laterali. È un percorso interessante, pertinente alla discussione. Quindi egli aziona un riproduttore, fotografa l’intero percorso e lo passa al suo amico per consentirne l’inserimento nel suo memex dove potrà essere collegato a un percorso più generale.

 

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Appariranno delle tipologie di enciclopedie totalmente nuove, già munite di una rete di tracce associative che le attraversano, pronte per essere immesse nel memex dove vengono amplificate. L’avvocato ha a portata di tocco le opinioni e le decisioni associate della sua intera esperienza e dell’esperienza di amici e autorità. L’avvocato specializzato in brevetti ha a chiamata i milioni di patenti emesse, con percorsi familiari per ogni punto di interesse del suo cliente. Il medico, confuso dalle reazioni del suo paziente, batte il percorso stabilito nello studio precedente di un caso simile e scorre rapidamente attraverso le storie di casi analoghi, con riferimenti laterali ai classici pertinenti per anatomia e istologia. Il chimico, in difficoltà con la sintesi di un composto organico, ha tutta la letteratura relativa alla chimica di fronte a sé nel suo laboratorio con percorsi che seguono le analogie dei composti e percorsi laterali che puntano al loro comportamento fisico e chimico.

 

Lo storico con un vasto resoconto cronologico di un popolo lo mette in parallelo con un percorso che procede per salti, soffermandosi  solamente sui temi salienti e può seguire in ogni momento percorsi contemporanei che lo portano in tutte le civiltà in una particolare epoca. C’è la nuova professione dei battistrada, coloro che trovano divertimento nel compito di stabilire percorsi utili attraverso l’enorme massa delle comuni registrazioni. Il patrimonio ereditato dai maestri diventa non solo una aggiunta alla registrazione  del mondo, ma, per i suoi discepoli, l’intera struttura con la quale essa fu eretta.

 

In questo modo la scienza può implementare i modi in cui l’uomo produce, conserva e consulta la registrazione del genere umano. Potrebbe essere suggestivo delineare gli strumenti del futuro in modo più spettacolare, piuttosto che rimanere strettamente attaccati a metodi ed elementi attualmente conosciuti e soggetti a rapidi sviluppi, come è stato fatto qui. Difficoltà tecniche di ogni genere sono state ignorate, certamente, ma lo sono stati anche i mezzi finora sconosciuti che potrebbero arrivare da un giorno all’altro per accelerare il progresso tecnico in modo tanto violento quanto lo fu l’avvento del tubo termoionico. Affinché il quadro non risulti troppo banale nel suo aderire ai modelli attuali, sarà bene ricordare una possibilità; non profetizzare, ma solo suggerire in quanto la profezia basata sull’estensione di ciò che è noto ha sostanza, mentre la profezia fondata sull’ignoto è solo una supposizione doppiamente complicata.

 

Tutti i nostri passi nel creare o recepire materiale della registrazione procedono attraverso un senso – il tatto quando tocchiamo i tasti, l’udito quando parliamo o ascoltiamo, la vista quando leggiamo. Sarà possibile un giorno stabilire il percorso  in modo più diretto?

 

Sappiamo che quando gli occhi vedono, tutte le informazioni che ne conseguono vengono trasmesse al cervello per mezzo di vibrazioni elettriche nel canale del nervo ottico. Questa è un’analogia esatta con le vibrazioni elettriche che si generano nel cavo del televisore: questi cavi trasportano l’immagine dalle fotocellule che la vedono al trasmettitore radio dal quale viene diffusa. Sappiamo inoltre che se possiamo avvicinarci a quel cavo con strumenti appropriati non abbiamo bisogno di toccarlo; possiamo cogliere queste vibrazioni per mezzo di induzione elettrica e così scoprire e riprodurre la scena che è stata trasmessa, esattamente come è possibile intercettare un messaggio attraverso un cavo telefonico.

 

Gli impulsi che scorrono nei nervi del braccio di una dattilografa trasportano alle sue dita l’informazione tradotta che giunge alle sue orecchie o ai suoi occhi, in modo che le dita siano stimolate a battere i tasti giusti.  Non si potrebbero intercettare queste correnti, nella loro forma originale in cui l’informazione viene trasportata al cervello o nella forma meravigliosamente metamorfizzata nella quale poi procedono verso la mano?

 

Nella conduzione attraverso le ossa già introduciamo dei suoni: ciò accade ad esempio nei canali del nervo dei sordi in modo che essi possano sentire. Non sarebbe possibile imparare a introdurli senza l’odierno impaccio di trasformare prima le vibrazioni elettriche in vibrazioni meccaniche che il meccanismo umano ritrasforma immediatamente in forma elettrica? Con un paio di elettrodi sul cranio l’encefalogramma attualmente produce traccie a penna e inchiostro che presentano qualche rapporto con il fenomeno elettrico in atto nel cervello stesso. È vero, la registrazione è incomprensibile, ad eccezione di quando segnala una grossolana disfunzione del meccanismo cerebrale; ma chi potrebbe ora porre limiti rispetto a dove una tale cosa potrebbe portare?

 

Nel mondo esterno, tutte le forme di intelligenza sia del suono sia della vista, sono state ridotte alla forma di correnti variabili in un circuito elettrico in modo che possano essere trasmesse All’interno della struttura umana si verifica esattamente lo stesso tipo di processo. Dobbiamo sempre trasformare i movimenti meccanici per procedere da un fenomeno elettrico a un altro? È un pensiero suggestivo, ma garantisce a malapena la previsione senza perdere il contatto con la realtà e l’immediatezza.

 

Presumibilmente lo spirito dell’uomo si eleverebbe se potesse rivedere meglio il suo ombroso passato e analizzare  in modo più completo e oggettivo i suoi problemi del presente. Egli ha creato una civiltà così complessa che ha bisogno di meccanizzare del tutto le sue registrazioni se vorrà condurre il suo esperimento alla sua logica conclusione e non solo ad  impantanarsi in buona parte per un sovraccarico della sua memoria limitata. Le sue escursioni potrebbero essere più piacevoli se potesse riconquistare il privilegio di dimenticare le svariate cose che non necessita di avere immediatamente a portata di mano, con una certa sicurezza di poterle trovarle nuovamente se si dimostrano importanti.

 

Le applicazioni della scienza hanno creato per l’uomo una casa ben fornita e gli stanno insegnando a vivere in modo sano al suo interno. Gli hanno permesso di scagliare masse di persone le une contro le altre con armi crudeli. Ora possono permettergli di confrontarsi veramente con la grande registrazione e crescere nella saggezza dell’esperienza della razza. Egli potrà perire nei conflitti prima di imparare ad adoperare questa registrazione per il suo vero bene. Tuttavia, nell’applicazione della scienza alle esigenze e ai desideri dell’uomo,  sembrerebbe una fase singolarmente sfortunata in cui terminare il processo o perdere la speranza riguardo l’esito.

 



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