Collide@CERN: intervista a Cassandre Poirier-Simon

collide@cern
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Cosa c’entra il più grande laboratorio al mondo di fisica delle particelle con la letteratura elettronica? Molto, a dire la verità. 

 

CERN

 

La “casa” del web

 

Come è noto, infatti, fu proprio per cercare di organizzare al meglio l’enorme massa di informazioni prodotte al CERN (Organizzazione europea per la ricerca nucleare) che, a partire dal 1980, il giovane programmatore londinese  Timothy “Tim” John Berners-Lee prese a dedicarsi alla scrittura del programma  Enquire che avrebbe permesso la gestione ipertestuale dei contenuti, realizzando concretamente le intuizioni avute da Vannevar Bush nel 1945 (MEMEX) e da Theodor “Ted” Holm Nelson nel 1962 (Xanadu).

 

Inoltre, nove anni dopo, fu ancora nei corridoi del laboratorio di Ginevra che Berners-Lee incontrò l’ingegnere belga Robert Cailliau con il quale riuscì a perfezionare Enquire, realizzando il programma che passerà alla storia con il nome di World Wide Web, la “rete di grandezza mondiale”, con la sua “lingua comune” per lo scambio di ipertesti tra computer differenti (HTTP) e il suo linguaggio per l’etichettatura degli ipertesti (HTML). 

 

Arts@CERN

 

La fisica delle particelle e le arti sono indissolubilmente legate: entrambi sono modi per esplorare la nostra esistenza,  ciò che significa essere umani e il nostro posto nell’universo. I due settori sono partner creativi naturali per l’innovazione, la ricerca e lo sviluppo.

Così si legge sul sito di Arts@CERN, il programma artistico multidisciplinare del laboratorio – diretto dal 2015 da Monica Bello  con l’obiettivo di promuovere la collaborazione tra artisti e scienziati al motto di “Great Arts for Great Science“.

 

Istituito nel 2011, il programma è composto da vari progetti, tra cui Accelerate – assegno di ricerca di durata mensile conferito ogni anno a due artisti, di Paesi e settori artistici diversi, che non hanno mai lavorato in un laboratorio scientifico – e Collide.

 

Collide@CERN

 

Collide@CERN è la punta di diamante del programma artistico del laboratorio ginevrino. Il prestigioso premio consiste in una residenza artistica, completamente retribuita, della durata di 3 mesi:

 

“Mettendo insieme artisti  e scienziati di fama mondiale in un libero scambio di idee, il premio COLLIDE esplora elementi ancora più sfuggenti del bosone di Higgs: l’ingegno umano, la creatività e l’immaginazione. Il programma dà agli artisti il tempo e lo spazio per riflettere, ricercare e rinnovare le proprie pratiche artistiche e la propria carriera attraverso l’incontro con il mondo multi-dimensionale della fisica delle particelle in eventi realizzati con grande cura”.

 

 

Collide@CERN è articolato in 3 forme: International Award – collaborazione tra CERN e FACT (Foundation for Art and Creative Technology); Pro Helvetia Award – riservato ad artisti provenienti da tutta la Svizzera – e Geneva Award – premio assegnato esclusivamente ad artisti che sono nati, hanno vissuto o hanno lavorato nel Cantone di Ginevra, un modo per celebrare l’importanza che esso ha avuto e ha nelle arti e nelle scienze.  

 

 

Collide@CERN: la vincitrice del settore Scrittura Digitale

 

Nel febbraio del 2016 il CERN ha annunciato che la vincitrice del Collide@CERN Geneva Award, settore Digital Writing, è l’arista Cassandre Poirier-Simon. Designer indipendente attiva tra Ginevra e Parigi, Cassandre è specializzata “in costruzione di sistemi narrativi, solitamente digitali, per realizzare un’esperienza curiosa, innovativa, intrigante”. 

 

L’artista ha gentilmente accettato di rispondere alle nostre domande: vi riportiamo qui di seguito l’intervista in cui ci parla del suo iter artistico e del suo lavoro presso il CERN. Buona lettura e fateci sapere cosa ne pensate! #RefreshLiterature!

 

Collide@CERN: intervista a Cassandre Poirier-Simon

 

 

GG: Come ti sei avvicinata al mondo della letteratura elettronica?

 

CPS: Credo che per me sia una ricerca formale, un’opportunità poetica. Non so esattamente perché, ma ho iniziato spinta dalla volontà di inventare nuovi sistemi di lettura. Sono sempre stata interessata ai modi in cui vengono raccontate le storie. Marionette, fumetti, teatro, giochi, audio-storie, cinema… queste sono le diverse forme artistiche di cui mi sono nutrita, ciascuna delle quali con diversi sistemi di scrittura e di lettura. Le creazioni digitali uniscono queste arti per formare altri sistemi narrativi. Inoltre possiamo vedere nelle arti una sempre maggiore ibridazione e una mutua interazione. Quindi mi interesso anche degli oggetti tangibili che fanno uso del digitale come uno dei propri componenti.

 

compagnonderoute

Un’opera che invita a riflettere sulla narrativa ipertestuale stessa, “Compagnon de route” (2013).

 

GG: Come si è svolto il bando di concorso per partecipare al programma Collide Geneva?

 

CPS: Temo di non ricordare bene ora i prerequisiti esatti, a parte il lavorare nel settore della ‘scrittura digitale’. Abbiamo dovuto inviare, entro la fine di gennaio, un video motivazionale, un documento con la proposta del progetto e un portfolio.

 

 

Voglio abbandonare il sistema referenziale di ciò che conosciamo, ovvero, la carta e trarre ispirazione dai modi di rappresentazione del mondo suggeriti dai fisici

 

 

GG: Nel tuo blog Les chemins annunci che durante i tre mesi di residenza presso il CERN lavorerai alla creazione di un ebook sperimentale. Puoi dirci di cosa si tratta? Come si svolgerà il tuo lavoro presso il CERN?

 

CPS: Sì, il mio obiettivo è realizzare un libro digitale sperimentale (più probabilmente una app che un ebook). Ho detto ‘sperimentale’ perché sto ricercando un formato che non sia quello standard del libro digitale. Voglio trovare la poesia nel formato del libro digitale ovvero nelle sue caratteristiche ergonomiche, nella navigazione e nell’interazione. Questi elementi, così strettamente collegati che li vedo come una cosa sola , possono essere un elemento poetico a livello del testo stesso, del dialogo testo-immagine, ecc. È un’esperienza di lettura nel suo complesso. Quindi, come rappresentare un testo di finzione nello spazio digitale?

 

Per fare ciò, voglio abbandonare il sistema referenziale di ciò che conosciamo, ovvero, la carta (libri, ritagli, piegature, pop-up, ecc.) e trarre ispirazione dai modi di rappresentazione del mondo suggeriti dai fisici. Quindi spero di mettere in atto una sorta di corrispondenza tra il sistema del libro e il suo contenuto. Per esempio, come si potrebbe realizzare un libro in continua espansione?

 

Al CERN farò delle visite in diverse sezioni di ricerca, incontrerò diverse persone, cercherò di capire i concetti con cui lavorano, li rappresenterò attraverso il sistema di navigazione nel libro e confronterò queste idee architettoniche con i ricercatori.

 

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Un esempio di libro digitale sperimentale, Terre de Grâce (2013).

 

GG: Come reputi questa opportunità offerta da un istituto importante come il CERN?

 

CPS: Sono molto contenta di avere questa residenza presso il CERN perché mi permette di trascorrere tre interi  mesi a lavorare a un progetto di ricerca e di fare incontri stimolanti con i ricercatori del CERN, il tutto in un ambiente che non avrei mai potuto scoprire in nessun altro modo. Sono anche interessata al CERN come spazio in sé e penso che trarrò ispirazione per il libro dai posti che visiterò lì. Non riuscirò mai a finire il libro in tre mesi, ma continuerò a lavorarci dopo, perché il mio intento è avere un libro digitale terminato, una app che possa essere pubblicata nei digital store.

 

 

Il web è più flessibile e tecnicamente più avanzato rispetto all’ePub, specialmente per quanto riguarda l’interoperabilità

 

 

GG: Secondo te come sta cambiando il mondo dell’editoria con l’espandersi dell’editoria digitale?

 

CPS: Ci sono diverse realtà editoriali in base ai diversi Paesi. In Francia, per esempio, gli attori che giocano un ruolo importante nell’editoria digitale e in quella a stampa non sono gli stessi. Alcuni editori a stampa hanno provato timidamente a collaborare con agenzie digitali, ma per ora è un mercato di nicchia. Il pubblico conosce meglio gli ebook – che di solito sono la versione omotetica dei libri cartacei – piuttosto che ciò che sta avvenendo nella scrittura digitale pura. Inoltre, soltanto dei collettivi digitali, che sono abituati a lavorare in modo collaborativo e con diversi media, sono capaci di proporre contenuti digitali.

 

Ci sono anche alcune iniziative provenienti dagli autori stessi, ma non ne arrivano tante dalle case editoriali classiche. In Francia alcune case editrici digitali sono state fondate attorno al 2012 e hanno entusiasticamente abbracciato i principi di questo nuovo campo creativo, ma per il momento non hanno un buon seguito di pubblico. È veramente un campo ricco e pieno di promesse, ma ci sono talmente tante limitazioni tecniche e un tale bisogno di ripensare il modello commerciale del libro che molte persone sono dissuase dall’intraprendere questo cammino.

 

Io vedo delle opportunità nel web. Il web è più flessibile e tecnicamente più avanzato rispetto all’ePub, specialmente per quanto riguarda l’interoperabilità. Esistono anche sempre più software online e gli autori vi possono lavorare facilmente. 

 

 

GG: Come spiegheresti le opere di letteratura elettronica e il fenomeno della multiliteracy a coloro che non conoscono ancora questo genere letterario?

 

CPS: Mi tocca farlo in continuazione ed è sempre complicato! I miei nonni mi chiedono sempre ‘per favore Cassandre, spiegaci in una frase cosa stai facendo così lo possiamo raccontare ai nostri amici’. Io parlo di scrittura per il formato digitale, prendendo in considerazione il potenziale del medium e il vocabolario inerente. Si tratta di pensare al contenuto, al contenitore e al lettore contemporaneamente.  È una sorta di puzzle.

 

Tutto è possibile, ma l’autore deve realizzare scelte efficienti in quanto è facile giungere a innovazioni inutili. Ci sono degli standard che un lettore avvezzo può capire per leggere un libro. Prendiamo l’esempio dei fumetti: le persone non abituate a leggerli si chiedono se devono iniziare a leggere prima i testi o le immagini. Con un po’ di esercizio si possono leggere come un tutt’uno senza dover pensare più a ‘come leggerli’.

 

La struttura di uno dei libri elettronici di Cassandre.

La struttura di uno dei libri elettronici di Cassandre.

 

GG: Nel tuo blog riassumi alcune riflessioni sullo stile, il gioco e l’interazione. Quale aspetto della letteratura elettronica ti interessa in particolare?

 

CPS: Nella letteratura elettronica come nei fumetti, nei film e nella letteratura in generale mi interessa la messa in scena. Sono interessata a quelle opere che a mio parere sfidano i confini del linguaggio dei media che le veicolano. Questo può essere fatto per creare un altro significato al di sopra della storia narrata, per giocare con lo spettatore/lettore, per farlo divertire o per sorprenderlo, ecc. Sono inoltre alla ricerca di un arrangiamento intelligente nei libri digitali, ma ci sono veramente poche opere che a mio parere sono riuscite su tutti i livelli.

 

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“Nella letteratura elettronica mi interessa la messa in scena.”

 

GG: Nel tuo lavoro di freelance, si legge sul sito web del Cern, ti capita spesso di assistere scrittori abituati al medium libro nel passaggio al formato digitale. Potresti dirci quali sono i principali ostacoli che questi scrittori trovano in questo passaggio e cosa ne pensano del risultato finale?

 

CPS: Non ho lavorato spesso con autori perché io stessa scrivo la maggior parte delle mie storie. In qualità di autrice ho lavorato anche con un programmatore che voleva rendere visibile una applicazione concreta  del linguaggio di programmazione che stava sviluppando. Gli autori che si rivolgono a me di solito sono già propensi a relazionarsi con il linguaggio digitale. Ho fatto da consulente per una casa editrice che voleva adattare una parte dei suoi libri al digitale. Ho anche lavorato con Marc Galvin, un giornalista scientifico, per scrivere la serie di libri digitali “La terre de Luna” (Luna’s Earth).

 

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Gioco di ruolo in formato digitale. Il lettore segue attivamente le avventure di Luna. La Terre de Luna (2012).

 

Comunque è un lavoro pedagogico: io spiego loro cos’è possibile, cosa potrebbe non essere comprensibile al lettore, le diverse logiche di scrittura che possono usare e così via. Per esempio Marc Galvin aveva già scritto i primi due libri della serie prima che io iniziassi a lavorare alla versione digitale. Quindi mi sono basata sulla logica di quei libri già esistenti per concepire l’architettura della versione digitale. Per i prossimi volumi gli ho chiesto di seguire certe logiche di scrittura che sono basate sulla app che ho creato nel frattempo.

 

Posso anche chiedere agli autori un output particolare. Per esempio, per il progetto OLIE (che inizialmente si chiamava “The pillow book), ho chiesto di pensare a un file audio per persone in procinto di addormentarsi. L’autore poi dovrà scrivere e registrare se stesso o lavorare insieme a musicista o a un attore. È lui che gestisce l’intera catena di produzione, cosa che invece non si verifica, al momento, con le opere di arte digitale.

 

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“Credo che il futuro della letterattura elettronica si trovi al di fuori dello schermo”, OLIE, Il cuscino-libro, 2012.

 

Credo anche che in futuro la letteratura elettronica uscirà dagli schermi

 

 

GG: Quali progetti vorresti realizzare in futuro e cosa ti auspichi per il futuro della letteratura elettronica?

 

CPS: Spero che in futuro la letteratura elettronica si liberi dalle chiusure imposte dalle grandi aziende. Per esempio, Apple lavora solo con dispositivi della Apple e app della Apple. È un mondo autosufficiente e questo vale per tutte le altre grandi aziende. C’è poca interoperabilità e quindi poca libertà di passare da una piattaforma a un’altra.

 

Spero anche che riusciremo a trovare un modello commerciale  per retribuire gli autori e per raggiungere il pubblico. Ho l’impressione che saranno messi  in commercio  sempre più software che permetteranno ad autori, o a gruppi di autori, di realizzare libri digitali per mezzo di una linea di produzione semplice.

 

Credo anche che in futuro la letteratura elettronica uscirà dagli schermi. Con l’Internet of Things ciò è assolutamente possibile. Tra i progetti che sto portando avanti c’è, per esempio, OLIE, un accessorio mobile per cuscini, in tessuto, che riproduce storie audio e si adatta al sonno di una persona. Siamo usciti fuori dallo schermo!

 

Mi piacerebbe costruire il mio tablet, concepire un design meno freddo e asciutto, adattarlo ai miei modi di lettura oppure proporre delle mostre nelle quali ciascun libro digitale è montato su un tablet personalizzato piuttosto che su una serie di tablet chiusi.

 

 

GG: Quali sono secondo te le iniziative che dovrebbero adottare le istituzioni al fine di risolvere il “digital divide” e diffondere quindi la conoscenza e l’utilizzo critico e creativo delle nuove tecnologie?

 

CPS: Ci sono diverse istituzioni, in Francia per esempio, che sono specializzate o hanno un dipartimento specializzato nel rendere più familiari le nuove tecnologie (centri sociali, biblioteche, ecc.) e che organizzano seminari per bambini e adolescenti. Ma sì, in effetti è un processo molto, molto lento se si pensa che è da 15 anni che qui [in Francia] hanno iniziato a diffondersi ampiamente le tecnologie informatiche e di comunicazione. Possiamo anche parlare del “geographical digital divide”, ma non so se questo tipo di tecnologia che abbiamo sia così necessaria e io preferisco quelle tecnologie che le persone possono costruire da sole, ma probabilmente questo è un altro discorso.

 

Penso che le scuole e le biblioteche dovrebbero essere le prime istituzioni ad essere attrezzate con queste tecnologie e  dovrebbero insegnare ai bambini come funzionano (il che significa insegnare come usarle, ma anche come servirsene). Per esempio non capisco perché mia sorella, che ha 13 anni, deve ancora trascinare tutti i giorni uno zaino grande che contiene dai due ai cinque libri, alcuni dei quali in uno stato pietoso, se esistono altre soluzioni digitali.



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